Una vecchia tradizione della casa.

Rivive una vecchia tradizione di questa casa. Ossia: prendere spunto da qualcosa letto in un altro blog per farci un post. Era qualcosa che amavo parecchio quando stavo su splinder e mi piacerebbe ricominciare a farlo qui dentro. Così mi sono approfittato delle domande che ho trovato nel blog Vibrazioni Nell’etere e, per la precisione, il post Notes of Another, e risponderò scrivendolo nella mia casa.

  1. Che ruolo ha la musica nella vostra vita?
  2. Che tipo di emozioni cercate nella musica che ascoltate?
  3. Quali sono le caratteristiche di una musica che vi fanno dire “mi piace” o “non mi piace”?
  4. E, infine, se doveste indicare i 5 vostri autori preferiti di sempre e i vostri 5 album preferiti sia di quest’anno che di tutti i tempi, chi indichereste?
  1. Mi ha salvato la vita. E non scherzo. E’ stata la mia compagna fedele praticamente da quando ho cominciato ad ascoltarla quando avevo all’incirca dodici anni. Adesso ne ho 43 fatevi un po’ di conti. Mi sono aggrappata a lei nei momenti più difficili della mia vita, in alcuni frangenti mi ha aiutato a dormire, in altri a non impazzire. Non riuscirei a scrivere se non avessi la colonna sonora adatta. Molte delle parole, o interi capitoli, della saga di fantascienza che ho scritto li devo alla musica. Per cui direi che è importante. Non sono una musicista però. Non fa per me temo.
  2. Ecco questa è difficile da rispondere. Nel senso che temo di non essere abbastanza chiara nello spiegare che tipo di emozioni cerco. Qualcosa che mi commuove nel profondo ma che non sia così immediato o sfacciato nel farlo. Ecco perché per esempio amo alla follia gente come Einaudi o Max Richter oppure ancora Johann Johannsson e non Allevi per esempio, o perché io sia diventata fan di Peter Gabriel e mi piacciono solo alcune canzoni del collega Phil Collins. Cerco qualcosa che mi tocchi nel profondo, qualcosa a cui a volte devo dare la caccia e a volte no. Una sintonia particolare. Non credo di essere stata abbastanza chiara.
  3. La musica che mi piace è evocativa e ha una sua ricercatezza. Le mie orecchie riconoscono quando c’è un lavoro certosino dietro, qualcosa con dell’anima. Non mi piacciono le cose facili. Non mi piacciono i tormentoni estivi, la musica fatta apposta per… “ehi dobbiamo essere allegri per forza” oppure “devi per forza muovere il sedere e dimenarti come un beota” e chi se ne frega se il testo ha un senso o che altro. L’intelligenza dietro al brano composto, la sua complessità, la poesia con cui si rievoca qualcosa o si ritrae qualcosa (No way out di Peter Gabriel, è un esempio di perfezione in questo senso), la capacità di sfidarmi dell’autore, di propormi soluzioni che al mio orecchio suonano inusuali. Queste sono le cose che mi fanno dire: mi piace.
  4. 5 autori preferiti di sempre o di oggi. Difficile ma ci provo. Farò una cosa a metà dai.
    Peter Gabriel sicuro. Poi Brendan Perry dei Dead Can Dance, Patrick Watson – i suoi dischi sono veramente incantevoli – Olafur Arnalds compositore davvero meraviglioso e metto un italiano giusto perché, anche se sono più per la musica straniera qualche autore di casa nostra lo adoro: Fabrizio De André.
    Dimenticavo i 5 titoli… aiuto!!
    Facciamo che metto uno di ogni artista diverso anche se di uno in particolare, Peter Gabriel, ho il mio quartetto perfetto (PG III – IV – Passion – UP)
    Peter Gabriel 3° album
    Dead Can Dance Into the labyrinth
    Tool Lateralus
    Radiohead Kid A
    Depeche Mode Violator.

Non è stato semplice fare delle scelte. In realtà per i dischi potrei nominarvi altri che adoro. Chi ha letto il mio blog nel passato si è reso conto che i miei gusti sono eclettici e spaziano dalla new classica al metal. E’ perché sono convinta che si riesce a trovare sempre qualcosa di interessante in musica, basta solo cercare.
Un disco come Non Zero Sumness dei Planet Funk in teoria non dovrebbe piacermi visto è molto vicino alla mia odiata dance eppure lo apprezzo. Amo i Massive Attack – tranne il disco 100th windows celebrato da molti inspiegabilmente, per me – e ho scoperto da poco i Carbon Based Lifeforms. Come ho scoperto sempre da poco gente come Keith Keniff o i 3epkano.

Precedente Anonimo? No grazie.

2 thoughts on “Una vecchia tradizione della casa.

    • krishel il said:

      Non mi devi ringraziare, davvero. Era una cosa che facevo spesso su Splinder, quella di “rubare” le idee altrui per scrivere qualcosa di mio. E poi se si tratta di musica, devo per forza rispondere.
      Semmai sono io che ti ringrazio. Quella seconda domanda non era così semplice da rispondere. Mi sento un po’… arrugginita nel parlare di musica. Non faccio una recensione come si deve da troppo tempo. Sentiti libero di venire da queste parti ogni volta che vuoi.

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