Pane e Tempesta

«Sarebbe bello durare quanto i racconti che abbiamo ascoltato e che raccontiamo. »

Ancora una volta l'im portanza di racontare una storia. Qualcosa che Benni conosce bene e sa fare altrettanto. Pane e tempesta è ambientato in un paesino di fantasia ma fino ad un certo punto. Protagonisti di questa storia, o delle molteplici storie sono gli abitanti: Nonno stregone, Archivio così soprannominato per la sua eccezionale memoria, la Mannara – stregag di paese capace di occuparsi delgi animali, seguita da un nuomero imprecisato di cani tra i più malandati e malpresi del paese, una donna che è meglio non fare arrabbiare; Ispido Manidoro capace di riparare qualsiasi cosa meno che la malvagità nel cuore degli uomini. C'è spazio persino per la storia di Fen il fenomeno: un cane deall'aspetto improbabile ma con qualità e capacità che rasentano il divino. Tra le righe di quest'immensa narrazione c'è l'uomo, con la sua bellezza e le sue piccolezzze, alle prese con i cambiamenti che inevitabilmente la vita porta con se.  Sarebbe bello se si potesse durare quanto le storie che raccontiamo e che ci vengono narrate, in realtà essere durano più a lungo di noi, capaci come sono anche di attraversare intere generazioni. Qua e la ho avuto la sensazione che Stefano Benni canzonasse il modo di scrivere di Mauro Corona, ma è solo una sensazione e non importa. Benni è una di quelle rare penne con la capacità e il gusto per la narrazione. Il minimo che possiamo fare per onorare quest'arte e questa sapienza è quella di non lasciarcela sfuggire ogni volta che esce una sua nuova storia.

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