Il valzer degli addii

Questo libro di Milan Kundera mi è stato consigliato in un momento in cui il mio angelo dei libri era in sciopero. La trama? "In una cittadina termale dal fascino démodé, otto personaggi si stringono sull’onda di un valzer sempre più vorticoso: una graziosa infermiera; un ginecologo dai molti talenti; un ricco americano (insieme santo e dongiovanni); un trombettista famoso; un ex prigioniero politico, vittima delle purghe, e prossimo a lasciare il suo paese…"(trama trovata su Liber on web) Ed è proprio un valzer nel vero senso della parola. Gli eventi vengono raccontati con una freddezza unica, non si riesce a partecipare alle emozioni di nessuno dei personaggi. L’amore è un sentimento negativo, un dovere trattata alla stregua, in certi punti di una droga. Non si salva nessuno. E nessuno dei sentimenti si salva. L’amore è visto come malattia, come droga oppure come dovere. Come forza e legame disturbato e disturbante. L’omicidio è accennato e non tocca la coscienza dell’uomo, anzi diventa strumento di liberazione dell’uomo da se stesso in una totale mancanza di compassione e di redenzione. Prima che arrivano gli equivoci: il libro è bello, scritto bene, presenta diversi buoni spunti di riflessione. Però è troppo freddo per me. Devo potermi immedesimare nei personaggi. Magari è un mio limite ma sono fatta così.
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2 commenti su “Il valzer degli addii

  1. Lindadicielo il said:

    Immedesimarsi nei personaggi ha il suo fascino, ma a me fa perdere di vista la ratio del racconto o il movimento degli eventi, preferisco prendere le distanze e leggere da spettatrice. So che Kundera amava molto “Il Valzer degli addii”; io, se l’ho letto, credo d’averlo completamente rimosso… magari è una buona occasione per ri-prenderlo in mano… un saluto!

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