Fringe – What if…


Visto che non si riesce a trovare il modo di far ripartire il mio blog (e non starò a scrivere i motivi per cui questo succede. Sono imputabili un po’ a me e un po’ a cause esterne) alla fine decido che lo userò come deposito delle varie cose che scrivo e che rischiano di perdersi per strada. Una di queste è il brano che state per leggere, sempre che siate in pari con tutte le stagioni di Fringe. Altrimenti lasciate perdere. NON LEGGETE SE NON SIETE IN PARI CON LA SERIE. Capito?
Diversi anni fa un sito che parla di serie tv ha lanciato un contest. What if. Ossia come immaginate il finale diverso da quello che è andato in onda. E se c’è una cosa che, chi mi conosce, sa alla perfezione è che penso che il finale di Fringe andato in onda non era quello previsto. Non era nemmeno lontanamente quello che doveva essere dopo i vari rimaneggiamenti e le scene rigirate all’ultimo momento perché, grazie a un giornalista che ha visionato in anteprima, sappiamo che mancano 20 minuti di girato – è stato detto all’epoca su twitter, un post che è misteriosamente sparito. Chissà come mai. La maggior parte di noi aspetta e spera che JJ, forte del potere che ha ora grazie a Star Wars, prima o poi faccia una cosa alla Cloverfield, in gran segreto – così nessun beota gli romperà le scatole con i propri deliri – e metta una pezza al disastro andato in onda la notte (per l’Italia) del 18 gennaio 2013.
Ma se siete in pari con le 5 serie di Fringe… questo è il finale che la mia socia Silvia e io abbiamo pensato di scrivere. Avevamo anche un limite di parole. E’ uno scritto di qualche anno fa. Stiamo ancora adesso dietro a teorizzare su cosa pensiamo sia accaduto. Siamo anche quasi riuscite a determinare chi era il fantomatico scienziato di Oslo. E su una cosa siamo d’accordo:
Se volevate farci credere che Micheal era il vero bambino importante non ci siete riusciti.
Non ce la siamo bevuta neanche un po’.
Here, if you want, il nostro what if.
L’immagine di copertina l’ho fatta io, by the way.


Boston 2015

Peter Bishop aveva in mano una lettera di suo padre Walter. La rimirò per un lungo istante, poi la aprì, trovandovi dentro il disegno di un tulipano bianco. Provò a girarla ma dietro non c’era nient’altro.
Un tulipano bianco. Cosa poteva significare quel disegno?
Cosa voleva dirgli suo padre?
L’unico suo ricordo su quel fiore era legato al suo primo incontro con Olivia, quando erano bambini ed era un ricordo molto vago.
Tentò di girarla ancora ma all’improvviso ogni cosa scomparve attorno a lui e ciò lo lasciò interdetto per qualche minuto.
Era tutto scuro.
Iniziò a camminare a tentoni finché non si accorse di essere nella stanza della Macchina, dove aveva creato il ponte nel 2011.
Sbatté gli occhi ripetutamente.
Di fronte a lui vi erano diverse persone immobili. Totalmente immobili.
Erano i due Walter e le due Olivia, gli uni di fronte agli altri.
“Che diavolo sta succedendo?”
“Ben arrivato Ragazzo! Finalmente sei tornato!”
“Non credo di capire. Perché sono tutti fermi? E’ opera tua?”
“Sì. Ti ricordi cos’è accaduto in questi anni, vero? Intendo dopo che hai deciso di cancellarti…”
Peter annuì. “Ricordo ogni cosa.”

“Spero tu abbia capito perché sei importante adesso…siamo finiti in loop temporale svariate volte prima di comprenderlo anche noi.”
“Pensavo volessi spingermi a cancellarmi…”
“L’idea iniziale era quella, per portarti via nel nostro tempo.”
“Ma il loop che abbiamo incontrato, quello che abbiamo vissuto ti ha convinto del contrario?”
“Sì, esatto. Questo non vuol dire che sia finita.”
“Quanto di quello che ho visto è reale, September e quanto frutto della mia mente?”
“L’invasione e i due universi in guerra dopo la tua sparizione. Altre cose non lo sono. Tipo le accuse che ti sei spesso fatto da solo attraverso altre persone…”
“Quindi quando sbloccherai tutti, cosa accadrà? Saremo di nuovo in guerra con gli osservatori?”
“No, non hai capito a quando siamo? Guardali bene…”
Peter spalancò gli occhi. “Ho appena creato il ponte, non è così? Avevo deciso di cancellarmi. Posso decidere diversamente.”
“Se vuoi.”
“Sì, hanno bisogno di me come io di loro.”
L’osservatore fece un cenno di assenso e poco dopo tutti ripresero a muoversi.
Il giovane Bishop, cercando di mantenersi calmo, decise di indire una riunione con i rappresentanti dei due universi nella speranza di rendere effettiva quella tregua, ma di lì a poco scoppiò una feroce discussione tra i doppi.

Vedendo che nessuno stava notando i suoi tentativi per sedare la disputa lanciò un fischio assordante. Tutti si girarono verso di lui con espressione stupita.
“Un caro amico mi ha mostrato cosa sarebbe successo se fossi scomparso dalle vostre vite e, devo essere onesto, quello che ho visto non mi è piaciuto.
Non amo neanche quello che sto vedendo ora e confesso di avere una gran voglia di andarmene.”
Questa volta il gruppo si ammutolì totalmente.
“Finalmente un po’ di silenzio.”
“In effetti non deve essere divertente assistere ad un lungo tiro alla fune dove tutti ti usano come fune.” disse Olivia tra il serio e il faceto.
“Senza dimenticare che tra questi ci sono due che meriterebbero l’appellativo di padre del secolo.” intervenne la rossa con un sorriso malizioso strappando una risata persino al suo doppio.
Anche Peter fece un lieve sorriso. In effetti aveva ragione. “Uno mi deve molte spiegazioni e, considerato quello che ho fatto, direi che merito un po’ di verità questa volta.”

I due Walter si lanciarono sguardi pieni di accuse.
“Di che tipo, figliolo?” domandò Walternate con la stessa flemma.
“Potresti dirmi per esempio perché mi hai nascosto che la Macchina fosse legata a me e, considerato questo, mi domando come tu abbia fatto ad azionarla senza che io fossi a bordo.” replicò il giovane Bishop con tono apparentemente tranquillo. In realtà dentro di se conosceva la risposta o almeno, era quello che temeva.
“Figliolo, se ti avessi detto la verità allora non mi avresti creduto. So bene quanto tu non credi di essere speciale. E per quanto riguarda la seconda domanda… sei sicuro che debba dirti la risposta proprio adesso?”
“Forse no, padre. Non voglio creare altri attriti, per questo intendo parlare con ognuno di voi anche da solo.” replicò il giovane, rendendosi conto di un possibile legame tra la Macchina e il segreto della nascita del piccolo Henry.
“Prima hai parlato di un amico che ti avrebbe chiesto di restare. Chi sarebbe questo amico, figliolo?” domandò Walter continuando a fissare in cagnesco il suo doppio.
“E’ la stessa persona che mi ha salvato la vita al lago. September.”
Il dottor Bishop lo scrutò dubbioso: “E’ anche la stessa persona che aveva cercato di spingerti a sacrificarti.”
“Inizialmente era così. Ci era anche riuscito solo… ci siamo ritrovati prigionieri di un loop temporale. Dovevamo, soprattutto io dovevo, comprendere alcune cose.”
“Capisco…” replicò il padre. Sia lui che gli altri avrebbero voluto fare domande su ciò che aveva visto il ragazzo in quel loop, ma si rendevano conto che c’erano molte cose da sistemare, compreso il loro accordo, che temevano non funzionasse.

Alcuni giorni dopo quella prima burrascosa riunione, Peter era riuscito a parlare più o meno con tutti, presidenti inclusi, che, data la particolare situazione, lo avevano messo a capo delle due Fringe Division, in modo che le coordinasse e riuscisse a farle collaborare.
Il colloquio con il padre naturale era stato molto acceso, per via del piccolo Henry, però i due erano riusciti in qualche modo a stabilire una tregua, benché gli attriti non fossero del tutto scomparsi. Peter non aveva dimenticato come fosse stato manipolato dall’uomo e come avesse torturato la sua Olivia mentre Walternate era palesemente geloso del rapporto che il figlio aveva creato con il dottor Bishop e non faceva nulla per nasconderlo.
Paradossalmente era stato più semplice rivelare ad Olivia della nascita di Henry. Anche se aveva espresso la sua delusione per non essere stata la madre del suo primo figlio, lei non lo odiava. Non poteva odiare un innocente e inoltre non aveva nessuna intenzione di riaprire una vecchia questione perché si rendeva conto di come quella dannata vicenda dello scambio avesse ferito sia lei che il compagno.
Quasi un mese dopo la creazione del ponte erano andati a casa della rossa a trovare proprio Henry. Per tutto il tempo l’agente si era preparata una sorta di mantra interiore per non esplodere quando, con la coda dell’occhio, notò qualcosa che la mise in agitazione ma decise di non farne menzione con Peter, non in quel momento. Però quando incontrò lo sguardo del suo doppio capì che anche lei stava nascondendo qualcosa che la impensieriva.
Il giovane Bishop era concentrato sul piccolo e per un po’ non si accorse della loro apprensione, solo quando lo mise a letto, si rese conto che qualcosa non andava.
“Non ho intenzione di fare da arbitro a una battaglia, non adesso che ho appena fatto addormentare mio figlio. Se c’è qualcosa da discutere, credo che lo si possa fare tranquillamente a voce normale. C’è della tensione tra voi. Spero che non sia quello che temo.” esordì Peter tenendosi il più calmo possibile. In realtà si sentiva più teso di una corda di violino.
“Per quanto mi piacerebbe poter avere una chance, mi pare evidente che tu abbia preso la tua decisione da molto prima di conoscermi, purtroppo.” rispose la rossa fissando Olivia con una certa invidia. In fondo, pensò, avrebbe dovuto essere lei la sua Olivia. “Il problema è un altro. C’è qualcuno che ci sorveglia e non credo siano i soliti vostri amici.”
“Sono stata incerta per tutta la serata se dirtelo oppure no, Peter. Ha ragione. Stanno vigilando anche su di me. Non conosco le loro intenzioni e questo non mi piace affatto.”
“Riuscite a fare una descrizione di queste persone? Temo di avere qualche idea.” disse il giovane Bishop sospirando.
“Ti parrà strano ma a me paiono vestiti come nazisti…” disse Olivia mentre il suo doppio annuiva.
Peter mise una mano sulla bocca come era solito fare mentre rifletteva. “Speravo che questa parte fosse stata evitata ma evidentemente non è possibile. Che cosa diavolo potrebbero… dannazione. Henry.”
“Vorrebbero rapire il bambino? E perché?”
“Potrebbero usarlo come arma di ricatto contro di me. Non sono molto diverso da Walter. Da entrambi i Walter. Potrei impazzire se gli capitasse qualcosa.”
“Dobbiamo tenerlo al sicuro. Poi ci dovrai spiegare chi sono questi tizi e come li conosci. Anzi ci dovresti spiegare tutto quello che hai visto nel futuro!” esclamò la bionda senza troppi giri di parole.
“Lo farò Olivia, lo farò. Non ora, non abbiamo abbastanza tempo.” disse preoccupato il giovane Bishop. “Portiamolo al ponte. Forse lì sarà al sicuro.”
I tre raggiunsero Liberty Island in fretta, ma una volta lì il segretario non mostrò nessuna preoccupazione per quanto stava accadendo, arrivando a sostenere che Henry non corresse alcun rischio. Stupiti da un tale atteggiamento ne parlarono con Walter che reagì quasi allo stesso modo, cosa che sconvolse letteralmente i tre giovani. Cosa stava accadendo? Quelle stranezze durarono per giorni finché Peter, stanco di quei nuovi segreti, trascinò al ponte i due uomini e impose loro di parlare.
“Quando la finirete con le bugie? Dobbiamo fare esplodere tutti gli universi prima che vi decidiate a dire la verità?”

“Tuo figlio non è in pericolo, lo sei tu, invece. Loro ti stanno cercando.” rispose Walter.
“Non me la bevo. Perché allora starebbero sorvegliando le due Olivia? Cosa vogliono da me?”
“Poco dopo il rapimento September mi portò la profezia e così iniziai a fare degli esperimenti su di te. Questo te lo ricordi.”
“Mi ricordo persino con che faccia tosta hai osato dire che stavi raccogliendo dei dati. Non so dove ho trovato la forza per trattenermi dal farti del male.” replicò Peter alterato.
Walter non riuscì a rispondere, al suo posto lo fece il segretario:
“Perché sei migliore di lui. E anche di me. So di cosa parla, purtroppo, ma forse è meglio che prosegua lui dato che mi mancano alcuni tasselli del puzzle.”
Peter appoggiò la schiena ad un muro e, con espressione torva, disse: “Continua. La verità, sia chiaro. Non sono più disposto a tollerare altre menzogne.”
“Dai dati raccolti notai diverse differenze tra te e il mio Peter. Non mi ci volle molto a capire che eri nato… in laboratorio… certo dal dna risultavi figlio di Walter e Elizabeth Bishop, ma c’era altro ed era legato a loro. E gli servivi, gli servi per nascere…” rispose lo scienziato. “Se ho ben capito vengono dal futuro, in un mondo inquinato, con dei geni particolari, che tu soltanto possiedi, grazie agli scienziati. Gli altri, gli invasori, sono diversi. Hanno scoperto la verità di recente e se non ti usano come… matrice non nasceranno e la razza umana scomparirà a causa dell’inquinamento.”
Walternate fece un sospiro. “Quindi fu uno dei tuoi amici a portarmi quei campioni per aiutarlo a nascere…”
Dopo aver sentito le parole di Walter, Peter aveva osservato a lungo il padre naturale per cogliere qualsiasi cenno che potesse smentire quanto detto dall’uomo che lo aveva cresciuto e invece le poche parole pronunciate dal segretario gli avevano levato ogni speranza.
“Dovrei ammazzarvi tutti e due, ma non ho tempo. Quindi cosa dovrei fare sentiamo?”
“Il fatto che September ti abbia fermato, per fortuna, fa sperare che ci sia un’altra possibilità. Un anno fa temetti che ti avrebbero portato via molto presto ma così non avvenne. Poi September fece quella prova delle chiavi e ebbi paura di nuovo. Io non so cosa puoi fare. Non lo so.” rispose Walter affranto.
Non appena lo scienziato finì di parlare, September si palesò, chinando la testa.
“Mi dispiace, Ragazzo. Non sono in grado di risolvere questo problema. Ti ho fermato perché speravo lo facessi tu. La mia stirpe deve esserci altrimenti l’umanità non avrà futuro ma se tu te ne andassi… lo hai visto cosa accadrebbe.”
“E mi porterò dietro quelle immagini per tutta la vita. Non c’è modo di evitare che il mondo venga inquinato nel futuro?”
“Noi scienziati della mia stirpe ci abbiamo provato, in segreto. Se tu trovassi il modo forse… In fondo le particolarità del tuo profilo genetico non riguardano solo la resistenza all’inquinamento. Credo che tu sappia di cosa stia parlando.”
“Non credo di avere le idee chiare al momento. Troppe informazioni tutte in una volta. Ho bisogno di parlare con qualcuno di cui mi fido ciecamente e che so non mi giudicherà: Olivia.”
Gli altri tre annuirono in silenzio, lasciandolo uscire dalla stanza.
“E’ esattamente l’uomo che pensavo diventasse.” fece Walternate parlando quasi a se stesso.
“In parte credo sia merito della mia Elizabeth, ma lui ha saputo fare scelte migliori delle nostre.” rispose il dottor Bishop.

Peter aveva raggiunto Olivia che lo attendeva al di fuori della struttura.
“I due laureati in ballologia, teorica e applicata, hanno vuotato il sacco?”
“Non sai cosa è venuto fuori, Livia. Sono frastornato ma in tutto questo c’è una buona notizia: Henry non è in pericolo. Io sì però.”
L’agente Dunham lo squadrò: “Non mi sembra una buona notizia.”
“No, invece lo è. Devo solo evitare la realizzazione di un futuro in cui il mondo è inquinato e invivibile per il genere umano. Solo in questo modo potrei evitare di essere un bersaglio mobile. Dovrei solo sfruttare il mio lato da osservatore per questo.”
“Cosa?”
“Hai sentito bene. Il mio sangue è legato agli osservatori. Mio padre ha fatto un bel trucco per farmi nascere. Ecco perché Walter voleva raccogliere quei dati su di me.”
“Non mi pare una giustificazione. Ti ha usato come cavia.”
“Olivia magari potrò arrabbiarmi dopo aver risolto la questione dell’inquinamento, che ne dici? So che la soluzione è nella mia mente ma non riesco a vederla. Forse sono troppo scosso.”
“Hai detto di aver visto un futuro dove c’era un’invasione degli osservatori, Peter, ma gli scienziati si ribellavano e provavano ad aiutarci. September stesso ti ha riportato qui.” rispose la donna in tono pensoso.
“Olivia sei un genio. Potrei semplicemente creare i dodici osservatori, gli scienziati. E dare loro il compito di aiutarmi a evitare che il mondo diventi invivibile per gli esseri umani.”
L’agente Dunham sorrise. “Così userai la scienza per far progredire l’umanità, non come gli invasori. E per l’inquinamento forse potremmo monitorare la situazione nell’altro universo, dopo la creazione del ponte? Potrebbe essere di aiuto fare qualche test?”
“E’ un’ottima idea. Questo universo, il suo ecosistema, è stato messo duramente alla prova. Se può rinascere, allora forse c’è una speranza e voglio essere lì a vederla.”
Liv lo prese per mano, avviandosi insieme a lui dentro il ponte. “Allora andiamo. In fondo per te è ora di tornare a casa, no?”
Peter fece un ampio sorriso dandole un piccolo bacio. “Sono già a casa, Olivia. Casa è dove è il mio cuore.”
La giovane donna fece un cenno di assenso mentre varcavano l’uscita sul redverse, continuando a tenersi per mano.
Era ancora inquinato sì, eppure lo avevano visto: da quando era stato aperto il ponte le cose stavano cambiando in meglio.
In fondo c’era sempre speranza.

Precedente Una vecchia tradizione della casa.

2 commenti su “Fringe – What if…

    • krishel il said:

      Piace anche a me. Peccato il limite di parole. Alcune cose le sento un po’ tirate via. Non potevamo fare diversamente.

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