Bridget Jones – Un amore di ragazzo


Ritorniamo a un classico della Krishel’s house: ossia non trovando un’immagine decente della copertina italiana, sono costretta a ripiegare su quella originale. Che poi, fondamentalmente non è molto diversa. Questo libro mi è capitato in mano per caso. Non sapevo neanche che fosse uscito. L’ho letto con lo stesso spirito che ho avuto con i due libri precedenti e ho tratto le mie considerazioni personali. Ora se non volete essere spoilerati, e dopo ce ne sarà uno davvero molto grosso di cui non mi capacito, non proseguite con la lettura. Altrimenti, se avete letto il libro, continuate pure.

Cito direttamente dal libro.

Mark Darcy, avvocato britannico per i diritti umani, è rimasto ucciso nel Darfur, in Sudan, quando il Veicolo blindato su cui stava viaggiando ha provocato l’esplosione di una mina anticarro. Darcy, un luminare riconosciuto a livello internazionale specializzato nelle controversie transfrontaliere e nella risoluzione dei conflitti, e Anton Daviniere, un rappresentante svizzero del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, sono entrambi morti sul colpo nell’incidente, riparta la Reuters.

Ecco qui lo spoiler di cui vi parlavo: Helen Fielding ha ucciso Darcy. Ora considerazione tra libro e film. Non so se è peggio questo oppure rendere Bridget un’idiota tale da mollare il marito perfetto. Avete capito bene: nel film invece Mark non muore ma divorzia. Il film non l’ho visto e, onestamente parlando, non credo che lo vedrò; il libro invece è quello che andrò a recensire. Partendo subito dalla prima dolente nota: l’elaborazione del lutto. A mio avviso troppo, troppo veloce.
Avevamo lasciato la protagonista a 35 anni in procinto di sposarsi un uomo che qualunque donna avrebbe voluto incontrare e ora la ritroviamo a 50 e vedova neanche troppo inconsolabile.
Premetto che, comunque, ci sono stati dei momenti in cui Bridget si è ritrovata a piangere il marito ma, ripeto, tutto troppo veloce. Manco un animale domestico si piange così poco. Secondo tasto dolente: il suo riaprirsi agli uomini sotto le spinte degli amici. Ho saltato a pié pari un capitolo su questa questione. Quando ha cominciato ad elencare le norme basi degli appuntamenti, e dall’altra parte quello che invece lei fa… capitemi, ho mollato il colpo e ho esercitato pienamente il mio diritto di lettrice – sancito da Pennac – di saltare i capitoli. La storia prosegue senza troppi colpi di scena. La protagonista conosce un uomo di vent’anni più giovane di lei con una ossessione per il cibo e l’età mentale di un ragazzino della prima liceo. All’inizio sembra andare bene poi però la differenza d’età si fa sentire e i due si mollano. E pian piano nello sfondo si delinea l’amicizia con Mr Wallaker, uno degli insegnanti dei figli di Bridget. Nello descrivere il rapporto tra i due mi è risuonato l’eco delle letture austeniane dell’autrice, soprattutto verso la fine quando vengono a cadere gli equivoci tra i due. Il resto? Non pervenuto. Tra la disperazione della protagonista per i pidocchi, il suo tentativo fallito di reinventarsi come sceneggiatrice – e non perché la Jones abbia bisogno di soldi, sia chiaro, visto che Darcy le ha lasciato nel testamento tutto ciò che le serviva per vivere e crescere dignitosamente i figli ma per una questione di autostima. E se quello voleva essere una critica o una parodia del rapporto tra cinema e sceneggiatori è fallito miseramente – e la ricerca di un uomo con cui trascorrere il resto della propria vita… no, ok, non ci siamo. Alla fine ero felice di averlo terminato. Ora capisco perché non è stato pubblicizzato: non era poi quel gran che di libro. Ve lo consiglio solo se, come me, avete letto i precedenti e ve lo ritrovate nel bancone della biblioteca. All’autrice do un consiglio: meglio che ti dedichi ad altre storie.

P.S. Che non ha nulla a che fare con il libro: vedere tra le persone ringraziate a fine libro il nome di Carrie Fisher… well… mi ha fatto un certo effetto.

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